PostHeaderIcon EDF–Fenice di Melfi. Focus inquinamento Arpab: nessun passo avanti.

Comunicato stampa del 14 giugno 2011.

Dati insufficienti a monitorare l’inquinamento dell’aria e delle falde e nessun piano di gestione dell’emergenza inquinamento. “Diritto Alla Salute” di Lavello: “La pazienza è finita, sia tutelata la nostra salute”.

Si è concluso con un nulla di fatto il “Focus su Fenice”, tenutosi presso l’ARPAB di Potenza il 7 giugno scorso, e che avrebbe dovuto fare maggiore chiarezza sui gravi episodi di inquinamento ambientale dell’inceneritore EDF-Fenice di Melfi. In particolare i dati dei monitoraggi relativi all’inquinamento dell’aria e delle falde presentati nel corso dell’incontro non sembrano essere sufficienti a dare le dovute garanzie per la salute dei cittadini di Lavello e della zona Vulture Alto-Bradano e Ofanto. Inoltre, l’Agenzia per l’Ambiente di Potenza non è stata in grado di presentare le contromisure necessarie a fermare un caso di inquinamento accertato che prosegue dal 2007.

 

Da ormai quattro anni, l’impianto EDF-Fenice immette nelle falde acquifere un’eccessiva quantità di sostanze pericolose e preoccupa per la pericolosità delle emissioni dei camini. Nonostante ciò, il comune di Lavello, a soli 6 km dall’impianto, non possiede un sistema di monitoraggio dell’aria soddisfacente, mentre per quello dell’acqua ci si affida a dati forniti dalla stessa Fenice.  Come se non bastasse, il 31 marzo scorso i gestori dell’inceneritore hanno richiesto un ampliamento della capacità di abbruciamento da 30.000 a 39.000 tonn./anno. Una richiesta che sarebbe stata sollecitata dalla stessa Regione,  in palese contrasto con le intenzioni della Provincia e dell’assessore Macchia che nel corso dell’ultima conferenza sulla gestione dei rifiuti ha dichiarato che “l’incenerimento non può essere il fulcro del trattamento dei rifiuti”.

Il direttore dell’Arpab Raffaele Vita ha più volte ribadito la sua intenzione di voler realizzare un nuovo sistema di monitoraggio ampliando i campioni di metalli pesanti da controllare. Il tutto a spese di Fenice ma con il controllo esclusivo da parte di ARPAB, ripetendo l’esperienza che si sta facendo con Eni in Val d’Agri. Eppure durante l’incontro non è stato presentato alcun piano concreto da mettere in atto. In questo contesto, i 360.000 euro stanziati dalla Regione per l’Arpab sembrano non bastare. Tanto che l’Ente sarà costretto ad imporre il finanziamento del nuovo sistema di monitoraggio ad un interlocutore che manda indietro i tecnici dell’Arpab a causa della temporanea assenza del direttore di stabilimento. Tecnici Arpab inviati su segnalazione di alcuni cittadini in merito a fuoriuscite anomale di fumo rossastro dai camini.

Il comitato “Diritto alla Salute” auspica che le buone intenzioni del nuovo direttore dell’Arpab si trasformino in reale cambiamento al più presto. Purtroppo, però, durante l’incontro del 7 giugno non è stato fatto alcun passo avanti e non c’è stata l’impressione che gli enti pubblici preposti al controllo siano in grado di fare gli interessi dei cittadini. Non è accettabile che il responsabile emissioni dell’Arpab, Bruno Bove, parli di “sindrome di NIMBY” ad una popolazione che dal 2000 è obbligata a conferire il rifiuto “tal-quale” ad un inceneritore.

“La cittadinanza di Lavello è stanca di assistere a un pericoloso gioco dove sul piatto della bilancia c’è la nostra stessa vita” hanno fatto sapere i membri del Comitato alla Salute. “Lavello è in prima linea perché ogni giorno muore o si ammala qualcuno senza riuscire a capirne le cause o avere la possibilità di confrontare i dati statistici con altri. Ma ora la pazienza è finita. Non siamo solo “clienti” del CROB di Rionero, ma persone con una dignità ed il diritto di essere tutelati”.

La nascita di un nuovo comitato a Melfi, la partecipazione alla nostra petizione dei cittadini di Rionero, Venosa, Atella, Rapolla, Barile, Genzano, Palazzo, l’attenzione della vicina provincia di Foggia sono un chiaro segnale che è finito il momento dei silenzi e dei giochi occulti.

Le richieste che il comitato inoltra al Presidente della Regione De Filippo e agli assessori Mancusi e Martorano sono chiare:

  • Si sospenda immediatamente l’attività dell’inceneritore, come previsto dalla determina dirigenziale della Provincia che autorizza PROVVISORIAMENTE Fenice all’attività.
  • Si blocchi la procedura per il rilascio dell’AIA fino a quando non ci sarà una situazione chiara e trasparente.
  • Venga avviata immediatamente una indagine epidemiologica della zona con la supervisione e la consulenza di tecnici designati dai nostri Comitati.
  • Vengano divulgati immediatamente i dati sullo stato di salute delle nostre Comunità, paese per paese.

 

Resoconto del “focus su Fenice” tenutosi presso l’ARPAB di Potenza il 7 giugno scorso.

  • Sono state presentate delle tabelle di comparazione relative ai rilevamenti di tre centraline di monitoraggio dell’aria in funzione dal 2006 a Melfi, San Nicola di Melfi e Lavello:

-       nel 2007 la centralina di Lavello non ha funzionato

-       stranamente negli altri anni, a Lavello, si registrano dati talmente poco significativi che il grafico risulta nullo,

-         con i mezzi a disposizione dell’Arpab,  non è possibile distinguere l’inquinamento causato da “attività antropiche” (le automobili) da quello di origine industriale.

  • E’ stato sommariamente presentato un lavoro fatto da Arpab in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità tra il 2002 e il 2006 che, per detta di Bove, sarebbe un valido esempio da mutuare.
  • L’Arpab effettua controlli nei punti di pescaggio dell’acqua dell’Ofanto e di reimmissione dopo la depurazione:

-         I dati di questi monitoraggi non vengono pubblicati;

-         I tecnici Masotti e Summa hanno parlato della barriera idrica posta in essere da Fenice per tentare di bloccare l’inquinamento della falda, e registriamo la soddisfazione dei due tecnici per gli effetti positivi del sistema;

-         Abbiamo chiesto che venissero pubblicati, oltre i valori rilevati nei famosi 9 pozzi di emulgimento (P1-P9), anche quelli dei pozzi P101-P121 dove avviene il tiraggio forzato dell’acqua di falda;

  • Ancora una volta dobbiamo fidarci di Fenice poiché, da analisi fatte dai loro laboratori  su campioni di terreno all’interno dello stabilimento, è emerso che non ci sono ricadute di inquinamento al suolo.
  • Quando sono state chieste informazioni sulle emissioni dei camini, a causa del protrarsi dell’incontro, non abbiamo avuto risposte per l’assenza della persona esperta in materia che nel frattempo era già andata via.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Giugno 2011 16:48)