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PostHeaderIcon Cavoli amari nell’isola Fenice (Act 3)

da OLA Channel

Un viaggio tra i cavoli amari dell’area industriale di San Nicola di Melfi in compagnia di Mauro Iacoviello, Presidente del Comitato Diritto alla Salute di Lavello, area in cui si erge l’inceneritore EDF-Fenice. Un’area in cui, nonostate il perdurare dell’inquinamento delle falde acquifere, trova in ordinanze emergenziali del Presidente della Giunta regionale di Basilicata nuovi conferimenti di rifiuti, questa volta dal centro di trasferenza di Tito dove conferiscono venti comuni tra cui la città di Potenza. Con un inquinamento in atto e conferenze di servizi in cui si decide di rimandare il documento di analisi dei rischi, si allontana il piano di caratterizzazione dell’area e la relativa bonifica del sito inquinato da metalli pesanti, trielina e altre sostanze cancerogene, mentre gli ultimi aggiornamenti dell’ARPAB dei dati relativi alle sostanze pericolose fuori norma della matrice acqua sono fermi a settembre 2010.

http://www.olachannel.it/index.php/cavoli-amari-nellisola-fenice-act-3/

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:37)

 

PostHeaderIcon comunicato stampa 20.01.2011

Dopo aver letto alcune dichiarazioni rilasciate da nostri concittadini alla Gazzetta del Mezzogiorno, abbiamo ritenuto assolutamente necessario un intervento chiarificatore su alcune questioni trattate con molta superficialità e inesattezza da parte di alcuni intervistati. Di seguito il comunicato stampa.

Il comitato Diritto alla Salute di Lavello ritiene necessario fare alcune precisazioni relativamente a certe dichiarazioni raccolte tra i cittadini di Lavello relative all'attività dell'inceneritore Fenice EDF di San Nicola di Melfi e pubblicate sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 19 gennaio 2011.

In una di queste si affermava che l'inceneritore Fenice fosse utile e trovasse la sua ragion d'essere nella necessità di risolvere il problema dei rifiuti urbani. In realtà, come emerge chiaramente dal “Rapporto rifiuti urbani 2009” - ISPRA, l'inceneritore Fenice EDF “tratta”, cioè brucia, 39.614,40 tonnellate di rifiuti di cui 20.884,40 tonnellate di rifiuti pericolosi, tra rifiuti sanitari e altri speciali, e “solo” 6.318,40 tonnellate di RU (rifiuti urbani). Quindi l'inceneritore solo in minima parte viene utilizzato per distruggere la nostra “immondizia”, ed invece viene utilizzato principalmente per distruggere rifiuti speciali e pericolosi. Ancora dobbiamo rilevare una grave inesattezza. Il problema relativo all'inquinamento prodotto da Fenice EDF non riguarda solo l'aria che respiriamo, ma anche e soprattutto l'acqua e la terra. Giova ricordare che a gennaio/febbraio 2009 si è verificata una grave fuoriuscita di inquinanti dal termodistruttore, perdita che ha interessato la falda acquifera sottostante con conseguenze ancora non valutabili sull'agricoltura, l'ambiente e la salute umana. La situazione è tanto più grave tenuto conto che in base alle ultime rilevazioni ARPAB di settembre 2010 relative ai metalli pesanti molti valori sono ancora abbondantemente oltre il limite previsto dalla normativa, quindi l'inquinamento da metalli pesanti a settembre 2010 era tutt'altro che rientrato.

Giudichiamo, inoltre, necessario ricordare, a quei pochi distratti, che sono 4 anni che il nostro comitato si batte per la trasparenza e per un controllo vero di questo inceneritore, oltre a richiedere un ridimensionamento di questo impianto. Sono 4 anni che diamo vita ad iniziative, raccolte firme, aderiamo ad iniziative sul territorio, interpelliamo i nostri politici chiedendo risposte mai ottenute, facciamo incontri quasi settimanali, partecipiamo a dibattiti ed incontri organizzati da altri comitati ed associazioni.

Ed infine vorremmo solo ribadire che i risultati veri si ottengono solo con l'unione e la partecipazione di cittadini informati e consapevoli.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:37)

 

PostHeaderIcon comunicato stampa 08.12.2010

Dal Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA edizione 2009, si apprende che l’impianto di incenerimento Fenice di San Nicola di Melfi brucia 20.884,4 tonnellate di rifiuti pericolosi (rifiuti sanitari e altri rifiuti speciali). Il dato è spaventoso se si pensa che nella nostra Regione esiste solo un impianto di incenerimento mentre, per fare un esempio, in Lombardia esistono 13 impianti di incenerimento che trattano in totale 14.267,5 tonnellate di rifiuti pericolosi. Questo dato va poi ulteriormente rapportato alla quantità di Rifiuti non pericolosi trattati dall’inceneritore Fenice che è circa di 20.000,0 tonnellate annue rispetto alla quantità di Rifiuti non pericolosi trattati dai 13 impianti lombardi che supera i di 2.000.000,0 di tonnellate. Ma la cosa più inquietante è che, sempre dal Rapporto ISPRA, si evince che il solo impianto che tratta rifiuti pericolosi nel sud Italia è l’impianto di San Nicola di Melfi!

Il comitato DIRITTO ALLA SALUTE, quindi, torna a chiedere alle maggiori cariche istituzionali di questa Regione che venga effettuato un serio e costante monitoraggio dell'attività dell'inceneritore Fenice e si proceda alla bonifica dell'intera area. Inoltre, alla luce dei dati esposti, chiediamo un ridimensionamento dell'impianto Fenice EDF affinché non funga più da inceneritore di rifiuti pericolosi provenienti da ogni parte d'Italia.

Come cittadini chiediamo inoltre di sapere quali sono stati gli sviluppi dell'indagine iniziata dalla Procura della Repubblica di Melfi ed oggi trasferita a Potenza, relativa all'inquinamento causato dall'inceneritore Fenice nel febbraio del 2009. Di chi sono state le responsabilità? Quali provvedimenti sono stati adottati? Quali misure per evitare che accada ancora? Tutto ciò alla luce della lettura delle ultime rilevazioni effettuate dall'ARPAB presso l'inceneritore Fenice, da cui emerge che i livelli di tricloroetilene in uno dei pozzi superano, ancora a settembre 2010, i valori consentiti dalla legge. Quindi l'emergenza, iniziata più di un anno fa, ancora non è completamente rientrata!

Come comitato DIRITTO ALLA SALUTE abbiamo inviato, circa un mese fa, una lettera aperta con precise richieste agli assessori regionali all'Ambiente e alla Salute senza aver avuto il piacere di ricevere alcuna replica da parte degli interessati. Vorremmo ribadire, a chi amministra la cosa pubblica, che primo dovere di ogni buon amministratore è ascoltare i propri concittadini e rispondere, per quanto sia possibile, alle loro istanze.

Infine, chiediamo ancora una volta, all'amministrazione locale di Lavello che si costituisca finalmente, così come ci era stato assicurato, quel team di medici che valuti l'incidenza sulla salute delle popolazioni della presenza di fonti altamente inquinanti come, appunto, la presenza della zona industriale e dello stesso inceneritore.

Vogliamo che la nostra battaglia, come quella di tantissime altre associazioni lucane, per la difesa dell'ambiente in cui viviamo e della nostra salute, sia rispettata e che diventi un punto di forza anche delle politiche della nostra Regione.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:37)

 

PostHeaderIcon Grafici di incidenza per sedi tumorali zona Bradano

nella sezione "Documenti - Dati e Informazioni" potete trovare i dati di incidenza per sedi tumorali relativi alla zona del Bradano.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:37)

 

PostHeaderIcon LETTERA APERTA AGLI ASSESSORI ALL'AMBIENTE E ALLA SALUTE DI BASILICATA

 

Gent.mo Assessore,

noi membri del comitato “DIRITTO ALLA SALUTE” di Lavello, siamo profondamente preoccupati e dolorosamente indignati per le notizie e per i tristi avvenimenti che registriamo con spaventosa cadenza settimanale nel nostro territorio. Il riferimento più immediato è ai tanti decessi di concittadini con età inferiore ai quarant’anni che si ammalano e muoiono lasciando un gran vuoto e tanti, troppi, interrogativi senza risposta. Oggi non possiamo avere più alcun dubbio: la principale causa di queste MORTI è la gravissima situazione di inquinamento ambientale che sta distruggendo la nostra regione.

In particolare, per la realtà di Lavello, ci riferiamo alla presenza dell'insediamento industriale di San Nicola di Melfi e, al megainceneritore FENICE che ne è parte integrante. Non vogliamo ritornare troppo indietro per ricordarLe quale battaglia si sia consumata da parte di tanti nostri concittadini per non far installare questo impianto e quanti e quali timori, già da allora, erano stati sollevati. Vorremmo solo farLe notare come tante di quelle paure si sono rivelate oggi drammatiche realtà.

Assessore Le vogliamo ricordare che uno dei compiti principali della politica è di tutelare i cittadini di cui è espressione. E’ questa tutela che noi oggi chiediamo e pretendiamo a gran voce. Le solite rassicurazioni, le solite analisi poco affidabili usate per placare gli animi non ci interessano più. BASTA! Siamo stanchi di assistere impotenti a tanto scempio. Oggi vogliamo certezze e per questo Le chiediamo che al più presto Lei e l'Assessorato che guida si occupi di alcune richieste che formalmente, di seguito, Le rivolgiamo:

  • la creazione di un team di esperti esterni alla nostra regione di comprovata indipendenza da interessi o lobbies, che si occupi di un serio monitoraggio di tutte le matrici ambientali relative al nostro territorio. Montare centraline “tout cour” per misurare il livello di benzene nell'aria è assolutamente insufficiente e fuorviante, considerando che a soli 7 km da un centro abitato di circa 13000 abitanti opera un inceneritore autorizzato a bruciare di tutto, anche rifiuti speciali emettendo così nell'atmosfera enormi quantità di nanoparticelle estremamente dannose per la salute;

  • la realizzazione di una seria indagine epidemiologica tra le popolazioni di tutti i comuni della zona del Vulture – Alto Bradano;

  • l'adempimento di tutte le precauzioni e le prescrizioni previste per l'installazione e la messa in funzione dell'inceneritore FENICE, considerando che a 50 metri in linea d'aria da quest'ultimo vi sono coltivazioni di pomodori, grano ed è consentito il pascolo del bestiame;

  • la verifica dei risultati dell'inchiesta relativa all'inquinamento delle falde acquifere causato da Fenice nel marzo 2009;

  • la verifica dei dati certi relativi alle emissioni dello stesso inceneritore negli anni precedenti il 2006, anni in cui l'ente deputato al monitoraggio delle emissioni dello stesso inceneritore, l'ARPAB, era in uno stato comatoso come lo ha definito il Dott. Sigillito;

  • la sollecitazione dei medici di famiglia ad una maggiore e concreta sorveglianza ed analisi delle patologie tumorali, allergiche e dello stato di salute generale delle famiglie.

Riteniamo, inoltre, che sia assolutamente necessario rimandare al mittente ogni ulteriore richiesta che possa mettere a rischio un equilibrio ambientale già fortemente compromesso, e ci riferiamo esplicitamente alla richiesta da parte della società petrolifera Aleanna Resources definita “Palazzo San Gervasio” per la ricerca di idrocarburi nella zona nord est della Basilicata in un territorio che ricomprende 13 comuni lucani.

Noi vogliamo, anzi pretendiamo, gent.mo Assessore, che la politica risponda alle nostre legittime esigenze di difesa della salute nostra e dei nostri figli. Il tempo delle vane promesse e delle facili rassicurazioni è abbondantemente esaurito per noi. Adesso chiediamo risposte serie e vere e non vogliamo più essere lasciati soli come carne da macello a difendere i nostri diritti!

Gent.mo Assessore, il nostro è un accorato appello al Suo senso di responsabilità e alla Sua sensibilità rispetto a questi temi, e siamo certi che ci sarà da parte Sua un concreto impegno per vedere esaudite le nostre legittime richieste.

Cordiali saluti.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Marzo 2011 13:36)

 
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