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PostHeaderIcon Diffida all'ASP

Nel 2009 è scoppiato il caso Fenice-EDF con l'autodenuncia di inquinamento.
Da allora si sono susseguiti tavoli tecnici, conferenze di servizio ed incontri più o meno informali dove i vari Enti preposti sono stati chiamati ad analizzate e valutare le procedure di messa in sicurezza del sito.
In tutti questi consessi, una parte importante l'ha svolta e svolge l'ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) chiamata ad esprimersi in merito agli effetti dell'inquinamento delle falde sulla salute delle comunità della zona Vulture-Melfese. 
L'ultima occasione dove l'ASP si è espressa è stata la Conferenza di Servizio del 20/09/2011 indetta dalla Provincia e riportato nel decreto del TAR del 03 ottobre scorso.
Ancora una volta a domanda, l'ASP ha risposto che non essendoci indagini epidemiologiche che possano dimostrare la relazione tra le patologie riscontrate nella zona e l'inquinamento delle falde acquifere della zona di San Nicola di Melfi, l'attività dell'inceneritore può continuare!
Esattamente il contrario di quanto stabilito nel "principio di precauzione".
Per questo abbiamo deciso di diffidare l'ASP ed il Dipartimento Salute della Regione ad esprimere giudizi in assenza di dati perchè pareri affetti da illogicità ed irragionevolezza.

Comitato “Diritto alla Salute”di Lavello

Comitato di Cittadini “No a Fenice” di Lavello

Comunità Lucana NO-OIL

EHPA Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata

Radicali Lucani

WWF Basilicata

Matera Città Plurale

Associazione SISMA di Barile



[Il testo della diffida: icon Diffida all'ASP 9 nov 2011 (32.27 kB) ]

Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Novembre 2011 09:43)

 

PostHeaderIcon La sentenza del TAR: una doccia fredda!

La decisione del TAR in merito all’annullamento della sospensione dell’attività di Fenice-EDF da parte della Provincia è inaccettabile.

Tutto l’impianto del ricorso presentato da Fenice si basa su poco chiare dichiarazioni dell’Arpab in merito alla diminuzione dei contaminanti in falda e sull’ennesima, offensiva dichiarazione da parte dell’ASP sulla base della quale in assenza di una indagine epidemiologica non è possibile stabilire una relazione tra l’inquinamento delle falde e le patologie delle popolazioni residenti nella zona del Vulture-Melfese.

Ancora una volta è venuto meno il rispetto del Principio di Precauzione a danno delle popolazioni ed in favore di un soggetto privato che svolge una attività con forte impatto ambientale e fuori da ogni ragionevole controllo.

Nell’ultimo Consiglio Regionale, per l’ennesima volta l’assessore all’Ambiente Agatino Mancasi ha parlato utilizzando il verbo futuro “faremo”, “costruiremo”, “controlleremo”.

Non c’è più niente da controllare! L’inquinamento delle falde è una certezza dal 2002 e continua tuttora, checché ne dica l’ARPAB. Delle  diossine liberate nell’aria in questi anni di attività l’ARPAB non è in grado di dirci assolutamente nulla perché ancora oggi non hanno i mezzi per poterle rilevare. Non sapremo mai se queste sono rimaste al di sotto dei limiti. Per non parlare della assoluta mancanza di indagini biologiche.

La Procura di Potenza, con la conferma del GIP, sta indagando sul reato di “Disastro Ambientale”

I 12 Comuni della zona Vulture-Melfese hanno espresso la loro ferma contrarietà all’attività dell’inceneritore con un Consiglio Comunale congiunto.

Ma tutto questo evidentemente non basta e la sentenza del TAR è una vera doccia fredda che aggiunge danno al danno.

In questo scenario sono inaccettabili i continui toni minacciosi di Fenice-EDF che chiede il risarcimento del danno e parla della sostituzione del forno a griglia come un intervento di revamping. La sicurezza dell'impianto è incerta. Abbiamo ancora ben impresse nella mente le foto dell’incendio notturno che si è sviluppato il 2 ottobre scorso e che ha tenuto impegnati i vigili del fuoco per sei ore.

Noi andiamo avanti nel ribadire la nostra totale contrarietà all'attività di questo impianto e la sua assolutà "inutilità".

Se non vi saranno chiari segnali da parte degli organi competenti siamo pronti ad altre significative manifestazioni.

 

Comitato "Diritto alla Salute"

Lavello PZ

 

PostHeaderIcon FENICE, L'ABBIAMO SPENTA!

Un risultato quasi inaspettato per le comunità di Lavello e dei comuni della zona Vulture-Melfese. Erano in pochi a crederci, ma la tenacia del Comitato “Diritto alla Salute” ha permesso di sollecitare la Magistratura e la Politica lucana ad affrontare una questione grave ed ancora piena di lati oscuri.
Mesi di lavoro, incontri, dibattiti durante i quali sono scaturiti denunce e manifestazioni pubbliche, convinti che questa fosse una battaglia giusta.
Una battaglia per le nostre comunità. I fatti di questi giorni ci stanno dando ragione. La Magistratura, che dal 2009 sta lavorando sulla vicenda Fenice, ha appena iniziato i suoi lavori con i primi arresti ed i primi avvisi di garanzia. Il Procuratore di Potenza ha assicurato che non si faranno sconti a nessuno.

La vera vittoria del Comitato è stata l’iniezione di fiducia e di autostima infusa nei concittadini lavellesi e nei lucani. Coloro che tanti anni fa ci hanno preceduto, i cittadini del comitato “NO A FENICE”, avevano visto giusto. I loro sospetti, oggi, sono un’amara realtà. La dignità dei cittadini, dei lavoratori di Fenice, dei lavoratori dell’insediamento industriale e degli agricoltori è stata calpestata. Abbiamo avuto ragione di PRETENDERE giustizia e verità da tutti quelli che sapevano.

Non siamo soli e non lo siamo mai stati! Decine di organizzazioni, comitati, formazioni politiche stanno al nostro fianco e ci seguono sia dalla Basilicata che dalla vicina Puglia, sempre pronti a manifestare al nostro fianco. Un grazie particolare a Fabio e Mingo della trasmissione “Striscia la Notizia” ed ai tanti giornalisti, reporter e blogger che hanno contribuito ad accendere fari “nazionali” sulla nostra piccola comunità. Ed ancora continuano a seguirci con attenzione.

Due eventi importanti, l’intervento della Procura e la sospensione delle attività di Fenice, non sono un punto di arrivo ma un punto di partenza. Le nostre iniziative continuano. Dobbiamo tenere alta l’attenzione ed iniziare un percorso per la richiesta di risarcimento nei confronti di chi, in questi anni, ha erroneamente pensato di farla franca! Le fonti di inquinamento ambientale ai quali siamo sottoposti quotidianamente sono tante, ma un dato è certo: FENICE ha inquinato dal 2002 e, dagli ultimi monitoraggi, sta ancora inquinando le falde acquifere. Per questo il Comitato, con la consulenza di un pool di avvocati della zona, ha deciso si intraprendere l’iniziativa di una CAUSA CIVILE nei confronti di chi ha inquinato e di coloro che a vario titolo non hanno fatto nulla per impedire lo scempio ambientale.

 

SABATO 22 OTTOBRE, ALLE ORE 18:00,

TEATRO “SACRO CUORE”, LAVELLO

INCONTRO PUBBLICO PER PARLARE DELLE MODALITA’ E LE FINALITA’ DELLA

CAUSA CIVILE.

Grazie a tutti!

icon FENICE, L'ABBIAMO SPENTA! AVVIAMO UNA CAUSA CIVILE. (60.96 kB)

Ultimo aggiornamento (Martedì 18 Ottobre 2011 16:25)

 

PostHeaderIcon Oggi è una di quelle giornate. (di Raffaele Mazzarelli)

Oggi è una di quelle giornate, a lungo desiderate, in cui i Lucani hanno finalmente potuto riconoscere che qualcosa comincia a funzionare.
Troppo a lungo è durato il disordine, l’insicurezza, l’angoscia di non sentirsi tutelati, di non avere avuto il diritto, cui ogni uomo ha sempre aspirato, di tornare a casa chiudendo la porta alle proprie spalle lasciando fuori, concretamente e simbolicamente ...l’esistenza di un complesso istituzionale che funziona e ci protegge.
Io credo che per non sbagliare nella vita, in molte circostanze, bisognerebbe agire ragionando con la testa di un uomo formato e intelligente, ma con il sentimento puro di un bambino… Un bambino di due anni, se uccide una mosca, sicuramente non lo fa con intenzioni, semplicemente ci poggia la mano sopra per curiosità causando l’incidente.
L’uomo quando uccide anche solo una mosca, lo fa con l’intenzione ben precisa, ha deciso di eliminare l’insetto e si attrezza per farlo.
Gli animali non hanno la nostra intelligenza, non sanno fare i conti, non si esprimono con eleganza o con arroganza attraverso il linguaggio, ma sanno tutelare il loro territorio, sanno rispettarlo, sanno unirsi per difendersi ed amano il loro ambiente…
Eppure l’uomo trova difficoltà a fare tutto questo, non riesce sempre a rispettare il territorio e ha difficoltà ad unirsi per tutelare i propri diritti… Che strano…
Facciamo un corso, lasciamoci impartire lezioni dagli animali e osserviamo i bambini… sicuramente qualcosa cambia….

Raffaele Mazzarelli, 15/10/2011.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 17 Ottobre 2011 09:33)

 

PostHeaderIcon Comunicato stampa del 14 ottobre 2011

Lo scorso 12 ottobre, mentre la Basilicata viene scossa dalla notizia di indagini, avvisi di garanzia ed arresti relativi alla vicenda Fenice di San Nicola di Melfi, con un certo stupore abbiamo letto una nota dell'Arpab che sembra volerci ricondurre rapidamente alla logica del “tuttapposto” con cui, per anni, si è cercato in qualche modo di coprire il mucchio di magagne attorno alla vicenda.

Riteniamo opportune, allora, alcune considerazioni:

  • In relazione all'inquinamento della falda acquifera, l’Arpab ci spiega che “le attività di Messa In sicurezza in Emergenza possono alterare i valori” a causa di “difficoltà di campionamento” e conclude che le “considerazioni fatte sulle tabelle bimestrali sono fuorvianti e non rappresentano significativamente la reale situazione del sito contaminato”. Il punto è che quelle tabelle, per quanto ci risulta, sono gli unici dati di cui si dispone e, quindi, comunque i più significativi. Se non è la “reale situazione” è comunque la rappresentazione più prossima di quella reale e ci indica che tuttora la falda è inquinata ben oltre le soglie di contaminazione consentite dalle norme;
  • In precedenza, l'Arpab ha dichiarato che "gli interventi di Messa in Sicurezza in Emergenza del sito, hanno ridotto sensibilmente i livelli di contaminanti delle acque sotterranee” pertanto non vi sono motivi per sospendere l'attività. Ma questa riduzione non risulta da nessuna evidenza, anzi, nelle ultime tabelle di monitoraggio (settembre 2011) emerge un evidente incremento di Nickel e Manganese rispetto a Luglio. Ancora, “i continui interventi di MISE influiscono modificando i flussi sotterranei...” e che “da ciò potrebbe scaturire la presenza di superamenti delle CSC dei parametri oggetto del monitoraggio nonchè la comparsa di nuovi occasionali superamenti”. Guarda un po' le coincidenze, gli “occasionali superamenti” si verificano ogni qualvolta, da circa undici anni ad oggi, si prelevano i campioni da analizzare. Ci scuseranno all'Arpab ma il buon senso ci porta a pensare che non c'è alcuna occasionalità ma che siamo in costanza di inquinamento. Probabilmente le sostanze che superano le soglie di contaminazione previste dalla legge variano solo perché varia la composizione e la natura dei rifiuti che vengono inceneriti;
  • Le valutazioni dell’Arpab continuano a limitarsi alle sole emissioni in falda senza menzionare il monitoraggio delle emissioni dai camini dell’inceneritore, per i quali non ci risulta essere mai stata pubblicata alcuna informazione UFFICIALE e CERTIFICATA. A parte le pile di carta che Fenice-EDF invia agli Enti e che sarebbe arrivato anche il momento di divulgare. Non si può continuare a dire che non risulta inquinamento nell'aria: non risulterà mai se non se ne farà mai un monitoraggio serio;
  • L’incendio, l'ennesimo, scoppiato domenica 2 ottobre alle 4:00 del mattino ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco per circa 6 ore e solo l’oscurità delle tenebre ha potuto nascondere la reale portata dell’ennesimo episodio di disastro ambientale che non ha fatto altro che aggravare la già martoriata situazione. Anche qui l’ARPAB, intervenuta a fuoco ormai spento, ci rassicura e ci tranquillizza sulla base dei rilievi fatti in loco e sulla base delle dichiarazioni del gestore dell’impianto. Appare inspiegabile anche questo ulteriore tentativo di insinuare come “sicura” una situazione solo perchè le rilevazioni sono evidentemente insufficienti a dimostrare con certezza la ricaduta nociva o la sua esclusione;
  • La mancanza di sistemi di sicurezza adeguati a tutela della salute dei lavoratori Fenice e delle popolazioni della zona è stata rilevata sia dal Sindaco di Melfi che dalla stessa ARPAB. Quest’ultima, dopo aver visionato le foto notturne dell’incendio, dichiara la necessità di un “Piano di emergenza esterno e informazioni alla popolazione sulle misure di sicurezza”. Appare chiaro che, nonostante tutta la propaganda tesa a sminuire la pericolosità dell'impianto, anche all'Arpab hanno ben presente la probabilità che una catastrofe possa accadere. Catastrofe che, ci sia consentito, nessuno può definitivamente escludere sia già accaduta;
  • l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) ha dichiarato che in assenza di una indagine epidemiologica non è possibile stabilire un rapporto di causalità tra le diffuse patologie riscontrate nell'area Vulture-Melfese e l'inquinamento delle falde acquifere. Chissà se a qualcuno, tra le autorità che dovrebbero tutelare la nostra salute, è mai venuto in mente che proprio per l'assenza di tale indagine non è affatto possibile escludere un nesso tra l'inquinamento e le molte malattie che flagellano la nostra popolazione. Curioso che alla dichiarazione del Ministro Prestigiacomo di aver finalmente interessato l'Istituto Superiore di Sanità per l'indagine epidemiologica ma anche per far “soccorrere” la Basilicata dall'Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA), l'assessore regionale all'ambiente Agatino Mancusi non trovi di meglio che rilasciare dichiarazioni dai toni che vanno dallo scherno alla stizza.
  • Nella giornata del 13 ottobre, Fenice Spa ha diramato un comunicato stampa con cui <<L’azienda ribadisce l’oggettiva non sussistenza di una situazione di “disastro ambientale” legata all’inquinamento accidentale della falda sottostante il proprio impianto.>>.  Avranno pazienza quelli di Fenice ma le loro dichiarazioni interessate ci sembrano risibili e molto meno convincenti delle ipotesi di reato tra cui, appunto,  il delitto di  “Disastro Ambientale”, formulate anche grazie alle consulenze di autorevoli esperti e convalidate dal Giudice per le Indagini Preliminari, magistrato terzo e “super partes”.

 

Il Comitato “Diritto alla Salute”, alla luce di queste considerazioni, ritiene quanto mai opportuno che, in regime di autotutela, la Provincia revochi immediatamente l'autorizzazione anche alla luce di un parere terzo rispetto all'Arpab, quale quello già acquisito dalla Magistratura, nell'attesa dei risultati di una indagine epidemiologica e della predisposizione un “Piano di emergenza esterno” al fine di evitare conseguenze ben più gravi alle popolazioni della zona.

Parlare oggi di "principio di precauzione" è diventato un eufemismo, cerchiamo almeno di salvare il salvabile ed un briciolo della dignità e di credibilità rimaste nelle Istituzioni.

 

Lavello, 14 ottobre 2011

 
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Vicenda Fenice-EDF. Chi le responsabilità maggiori?
 



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