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PostHeaderIcon Monitoraggio falde di novembre 2011, continua lo stillicidio degli sforamenti con molti pozzi vuoti.

http://www.arpab.it/fenice/public/Riepilogo_Fenice_novembre2011.pdf

4 pozzi su 5 sono vuoti: ci si chiede se questi monitoraggi possono essere validi!

In una delle ultime conferenze di servizio si era esplicitamente chiesto a Fenice-.EDF di ridurre il tiraggio forzato dalla barriera idrica proprio per evitare che i pozzi di monitoraggio si svuotassero rendendo non valide le misurazioni.

Invece le ultime tabelle di novembre dicono che su 9 pozzi circa la metà sono vuoti.

Ma in queste condizioni può essere ritenuto valido il monitoraggio effettuato?

In ogni caso, nei pozzi dove è stato possibile il prelievo, risulta che il Manganese è presente in quantità maggiore rispetto al mese di settembre.

Ci si chiede a questo punto a cosa servono quelle indicazioni in rosso? A che serve una legge che stabilisce dei limiti puntualmente ed abbondantemente superati? A che servono conferenze di servizi, tavoli tecnici, commissioni di inchiesta, se ogni due mesi c’è la conferma di un inquinamento che continua ininterrottamente da oltre 10 anni?

In questo scenario sono inaccettabili le continue rassicurazioni dell’ARPAB, che anziché prudenzialmente chiedere la sospensione dell’attività dell’inceneritore, analizza questi dati e ne determina il “buon andamento”, come si fa con gli indici di borsa!

Ing. Raffaele VITA, le ricordiamo che si tratta di sostanze altamente cancerogene che ancora persistono in falda!

I pareri e le dichiarazioni espresse dal suo Ente hanno un peso, “sono ritenute” fondamentali dalle istituzioni e sono state recentemente prese a riferimento anche dalla Commissione Ambiente dell’UE per affermare che è “tuttapposto”. Per questo motivo essi necessitano di grande rigore.

In merito al monitoraggio dell’aria, abbiamo preso atto che in questi anni le centraline ARPAB non hanno rilevato superamenti di PM10 e/o di altri inquinanti imputabili all’uso delle nostre automobili, delle nostre caldaie e del fumo delle nostre sigarette.

Ma sappiamo poco o nulla delle emissioni di diossine e di tutte le altre sostanze che vengono immesse nell’ambiente solo ed esclusivamente da un inceneritore. Dove sono i dati sugli accumuli  di queste sostanze nell’ambiente?

Fenice-EDF afferma di inviare puntualmente i suoi dati a tutti gli Enti, compreso ARPAB. I cittadini, nel loro pieno diritto all’informazione e partecipazione in materia ambientale, desiderano sapere se c’è qualcuno che si è preoccupato di controllarli e chiedono di avere una certificazione di questi dati da parte dell’ARPAB, con la loro pubblicazione sul sito ufficiale dell’ARPAB.

I cittadini sono ben consapevoli che l’ARPAB e l’ASP hanno una responsabilità molto importante: quella di stabilire che l’attività dell’inceneritore non sta procurando danni all’ambiente ed alle persone che ci vivono intorno.

 

Comitato “Diritto alla Salute” | C.S.P. Basilicata | Comunità Lucana NO-OIL | EHPA - Comitato per la tutela dell'Ambiente e della Salute Basilicata | GD - Giovani Democratici Vulture-Melfese-Altobradano | Matera Città Plurale | Verdi Ecologisti e Civici della Basilicata

Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Dicembre 2011 18:11)

 

PostHeaderIcon “Tavolo trasparente” ma ricco di dubbi.

Il 7 dicembre scorso abbiamo partecipato al “tavolo della trasparenza” convocato dalla Regione Basilicata e ci spiace che nei comunicati diffusi nelle ore successive, si sia dato risalto solo allo “show down dei dati”, tralasciando tutti i quesiti che abbiamo sottoposto ai convenuti senza ottenere in più di un’occasione risposte esaurienti.
La questione Fenice-EDF presenta molte criticità che purtroppo trovano terreno fertile in un quadro normativo poco chiaro e sbilanciato verso l’interesse privato piuttosto che verso quello pubblico.
Per questo riteniamo che alcuni aspetti relativi all’inquinamento e all’attività dell’inceneritore vadano approfonditi ed affrontati con ancora maggior rigore e determinazione.

Abbiamo ascoltato ancora una volta tanti “faremo”, “provvederemo”, “ci stiamo lavorando” che non ci danno tranquillità, al contrario alimentano la nostra inquietudine.
Non ci appassionano i 3, 5 o 100 milioni di euro che Fenice-EDF dovrà spendere per porre rimedio al danno all’ambiente che loro stessi hanno provocato, ammesso che questo sia possibile.

Siamo piuttosto interessati alla determinazione ed alla efficacia delle azioni concrete con cui le Istituzioni hanno intenzione di affrontare le tante questioni ancora irrisolte.
Noi vediamo il tavolo di trasparenza come una opportunità per farci ascoltare e per recepire le osservazioni dei cittadini prima che alcune decisioni vengano assunte. Se correttamente utilizzato, può davvero essere un momento di partecipazione collettiva, così come sancito dalla Convenzione di AARHUS.

Intanto sul “tavolo” abbiamo messo una serie di dubbi cui ci auguriamo vengano date risposte nell’immediato:

  • Come si fa a parlare di bonifica del sito se ancora oggi manca una mappatura della falda e non si conosce con precisione l’entità e la cartografia dell’area di contaminazione?
  • Come fa l’ARPAB a determinare il “trend in diminuzione” dell’inquinamento basandosi sui soli rilievi bimestrali?
  • Come si fa a prelevare campioni d’acqua sufficienti dai 9 pozzi spia se questi, come dice la stessa ARPAB, spesso risultano vuoti a causa del tiraggio forzato operato a monte?
  • Come fa l’ASP ad esprimere un parere positivo in sede di Conferenza di servizi se non esistono studi epidemiologici?
  • I dati dei monitoraggi forniti in questi anni da Fenice-EDF ai vari Enti, sono stati verificati e validati da qualcuno?
  • Vi sono le effettive condizioni per il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale?
  • Lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità limitato agli anni 2002/2003/2004 e relativo al rilascio di diossine accumulate nell’ambiente, quali risultati darebbe oggi a distanza di 11 anni dall’inizio dell’attività dell’inceneritore?
  • Il nuovo comitato “altamente scientifico” opererà sulla base dei dati esistenti, ma sono sufficienti?

Ci auguriamo che tutto ciò non venga trascurato, tra l'altro, in nome di una presunta “industrializzazione spinta”, cui ha fatto riferimento il Presidente De Filippo, che dovrebbe portare immediate ricadute occupazionali ma che, nel caso specifico, sottrae posti di lavoro ad un ciclo alternativo della gestione dei rifiuti oltre a lasciare un ambiente devastato.

Piuttosto che discutere sulla “Valutazione d'Impatto Emozionale” di chi è critico verso tutto ciò, il Presidente dovrebbe mostrarsi meno impassibile a fronte dell’incertezza che ancora permane su quanto danno stia procurando l’attività dell’ inceneritore alla salute dei cittadini della zona del Vulture e reinserire l'ambiente come elemento cruciale della pianificazione territoriale.

Comitato "Diritto alla Salute" - EHPA - WWF Basilicata

 

PostHeaderIcon Diffida all'ASP

Nel 2009 è scoppiato il caso Fenice-EDF con l'autodenuncia di inquinamento.
Da allora si sono susseguiti tavoli tecnici, conferenze di servizio ed incontri più o meno informali dove i vari Enti preposti sono stati chiamati ad analizzate e valutare le procedure di messa in sicurezza del sito.
In tutti questi consessi, una parte importante l'ha svolta e svolge l'ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) chiamata ad esprimersi in merito agli effetti dell'inquinamento delle falde sulla salute delle comunità della zona Vulture-Melfese. 
L'ultima occasione dove l'ASP si è espressa è stata la Conferenza di Servizio del 20/09/2011 indetta dalla Provincia e riportato nel decreto del TAR del 03 ottobre scorso.
Ancora una volta a domanda, l'ASP ha risposto che non essendoci indagini epidemiologiche che possano dimostrare la relazione tra le patologie riscontrate nella zona e l'inquinamento delle falde acquifere della zona di San Nicola di Melfi, l'attività dell'inceneritore può continuare!
Esattamente il contrario di quanto stabilito nel "principio di precauzione".
Per questo abbiamo deciso di diffidare l'ASP ed il Dipartimento Salute della Regione ad esprimere giudizi in assenza di dati perchè pareri affetti da illogicità ed irragionevolezza.

Comitato “Diritto alla Salute”di Lavello

Comitato di Cittadini “No a Fenice” di Lavello

Comunità Lucana NO-OIL

EHPA Associazione per la Tutela della Salute e dell’Ambiente di Basilicata

Radicali Lucani

WWF Basilicata

Matera Città Plurale

Associazione SISMA di Barile



[Il testo della diffida: icon Diffida all'ASP 9 nov 2011 (32.27 kB) ]

Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Novembre 2011 09:43)

 

PostHeaderIcon La sentenza del TAR: una doccia fredda!

La decisione del TAR in merito all’annullamento della sospensione dell’attività di Fenice-EDF da parte della Provincia è inaccettabile.

Tutto l’impianto del ricorso presentato da Fenice si basa su poco chiare dichiarazioni dell’Arpab in merito alla diminuzione dei contaminanti in falda e sull’ennesima, offensiva dichiarazione da parte dell’ASP sulla base della quale in assenza di una indagine epidemiologica non è possibile stabilire una relazione tra l’inquinamento delle falde e le patologie delle popolazioni residenti nella zona del Vulture-Melfese.

Ancora una volta è venuto meno il rispetto del Principio di Precauzione a danno delle popolazioni ed in favore di un soggetto privato che svolge una attività con forte impatto ambientale e fuori da ogni ragionevole controllo.

Nell’ultimo Consiglio Regionale, per l’ennesima volta l’assessore all’Ambiente Agatino Mancasi ha parlato utilizzando il verbo futuro “faremo”, “costruiremo”, “controlleremo”.

Non c’è più niente da controllare! L’inquinamento delle falde è una certezza dal 2002 e continua tuttora, checché ne dica l’ARPAB. Delle  diossine liberate nell’aria in questi anni di attività l’ARPAB non è in grado di dirci assolutamente nulla perché ancora oggi non hanno i mezzi per poterle rilevare. Non sapremo mai se queste sono rimaste al di sotto dei limiti. Per non parlare della assoluta mancanza di indagini biologiche.

La Procura di Potenza, con la conferma del GIP, sta indagando sul reato di “Disastro Ambientale”

I 12 Comuni della zona Vulture-Melfese hanno espresso la loro ferma contrarietà all’attività dell’inceneritore con un Consiglio Comunale congiunto.

Ma tutto questo evidentemente non basta e la sentenza del TAR è una vera doccia fredda che aggiunge danno al danno.

In questo scenario sono inaccettabili i continui toni minacciosi di Fenice-EDF che chiede il risarcimento del danno e parla della sostituzione del forno a griglia come un intervento di revamping. La sicurezza dell'impianto è incerta. Abbiamo ancora ben impresse nella mente le foto dell’incendio notturno che si è sviluppato il 2 ottobre scorso e che ha tenuto impegnati i vigili del fuoco per sei ore.

Noi andiamo avanti nel ribadire la nostra totale contrarietà all'attività di questo impianto e la sua assolutà "inutilità".

Se non vi saranno chiari segnali da parte degli organi competenti siamo pronti ad altre significative manifestazioni.

 

Comitato "Diritto alla Salute"

Lavello PZ

 

PostHeaderIcon FENICE, L'ABBIAMO SPENTA!

Un risultato quasi inaspettato per le comunità di Lavello e dei comuni della zona Vulture-Melfese. Erano in pochi a crederci, ma la tenacia del Comitato “Diritto alla Salute” ha permesso di sollecitare la Magistratura e la Politica lucana ad affrontare una questione grave ed ancora piena di lati oscuri.
Mesi di lavoro, incontri, dibattiti durante i quali sono scaturiti denunce e manifestazioni pubbliche, convinti che questa fosse una battaglia giusta.
Una battaglia per le nostre comunità. I fatti di questi giorni ci stanno dando ragione. La Magistratura, che dal 2009 sta lavorando sulla vicenda Fenice, ha appena iniziato i suoi lavori con i primi arresti ed i primi avvisi di garanzia. Il Procuratore di Potenza ha assicurato che non si faranno sconti a nessuno.

La vera vittoria del Comitato è stata l’iniezione di fiducia e di autostima infusa nei concittadini lavellesi e nei lucani. Coloro che tanti anni fa ci hanno preceduto, i cittadini del comitato “NO A FENICE”, avevano visto giusto. I loro sospetti, oggi, sono un’amara realtà. La dignità dei cittadini, dei lavoratori di Fenice, dei lavoratori dell’insediamento industriale e degli agricoltori è stata calpestata. Abbiamo avuto ragione di PRETENDERE giustizia e verità da tutti quelli che sapevano.

Non siamo soli e non lo siamo mai stati! Decine di organizzazioni, comitati, formazioni politiche stanno al nostro fianco e ci seguono sia dalla Basilicata che dalla vicina Puglia, sempre pronti a manifestare al nostro fianco. Un grazie particolare a Fabio e Mingo della trasmissione “Striscia la Notizia” ed ai tanti giornalisti, reporter e blogger che hanno contribuito ad accendere fari “nazionali” sulla nostra piccola comunità. Ed ancora continuano a seguirci con attenzione.

Due eventi importanti, l’intervento della Procura e la sospensione delle attività di Fenice, non sono un punto di arrivo ma un punto di partenza. Le nostre iniziative continuano. Dobbiamo tenere alta l’attenzione ed iniziare un percorso per la richiesta di risarcimento nei confronti di chi, in questi anni, ha erroneamente pensato di farla franca! Le fonti di inquinamento ambientale ai quali siamo sottoposti quotidianamente sono tante, ma un dato è certo: FENICE ha inquinato dal 2002 e, dagli ultimi monitoraggi, sta ancora inquinando le falde acquifere. Per questo il Comitato, con la consulenza di un pool di avvocati della zona, ha deciso si intraprendere l’iniziativa di una CAUSA CIVILE nei confronti di chi ha inquinato e di coloro che a vario titolo non hanno fatto nulla per impedire lo scempio ambientale.

 

SABATO 22 OTTOBRE, ALLE ORE 18:00,

TEATRO “SACRO CUORE”, LAVELLO

INCONTRO PUBBLICO PER PARLARE DELLE MODALITA’ E LE FINALITA’ DELLA

CAUSA CIVILE.

Grazie a tutti!

icon FENICE, L'ABBIAMO SPENTA! AVVIAMO UNA CAUSA CIVILE. (60.96 kB)

Ultimo aggiornamento (Martedì 18 Ottobre 2011 16:25)

 
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Vicenda Fenice-EDF. Chi le responsabilità maggiori?
 



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