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PostHeaderIcon NO TALQUALE A FENICE!

Non si possono buttare via mesi di battaglie dei cittadini del Vulture-Melfese per la difesa dell’ambiente e contravvenire alle logiche della norma vigente, solo in nome di una emergenza determinata della totale incapacità di programmazione nella gestione dei rifiuti.

La città di Potenza è in emergenza già da mesi. Il rifiuto “talquale” non può andare in discariche sature o malfunzionanti e con molta disinvoltura l’alternativa diventa l’inceneritore Fenice!

Un inceneritore di vecchia generazione che inquina le falde acquifere da 10 anni, oggetto di indagini della magistratura.

Bruciare la busta di immondizia talquale ed indifferenziata è dannoso. Da anni si attua in tutto il mondo la termodistruzione solo per le frazioni secche (CDR) che, se pur dannosa, evita almeno che nei forni ci vadano a finire materiali pericolosi e non sottoposti al corretto smaltimento.

Nelle prossime ore il Comitato informerà il Ministero dell’Ambiente a cui verrà chiesto se davvero sussistano le reali condizioni di emergenza tali da giustificare scelte inadeguate e di comodo!

A tutto questo si aggiunge la scelta inaccettabile dei sindaci di Lavello e Melfi che, evidentemente, pensano di “barattare” la già martoriata situazione ambientale con un presunto risparmio per le casse dei comuni.

Se davvero c’è l’intento di mettere in atto la raccolta differenziata porta a porta riducendo, di fatto, il residuo da portare a smaltimento, quale sarebbe l’effettivo risparmio per le casse comunali?

Due sindaci che solo pochi mesi fa, nei vari consigli comunali aperti e congiunti, hanno dichiarato a nome delle comunità che rappresentano, la contrarietà all’incenerimento.

Anche a loro chiederemo un incontro per avere spiegazioni.

Infine sarebbe il caso che su queste decisioni economico-ambientali che piovono da Regione e Provincia si pronunciassero anche gli altri sindaci della zona.

 

Comitato “Diritto alla Salute”

 

PostHeaderIcon Mancusi, un marziano a Montecitorio

Un marziano si è aggirato per le stanze del Palazzo ed è stato riconosciuto, era l’ass. Mancusi che si è dovuto accreditare come rappresentante  dell’Esecutivo della Regione Basilicata con delega all’ambiente.

La  stampa, nel riportare la notizia  della audizione in commissione ambiente dell’ass. Mancusi, sembra far riferimento ad altra persona che non conosce la vicenda Fenice e non conosce la Basilicata - che sia così? Testualmente viene riportato che: ”Sul caso Fenice la Regione Basilicata ha già avviato una serie di attività finalizzate alla bonifica, al controllo e monitoraggio ambientale, ad una costante informazione dei cittadini e al loro coinvolgimento nei processi decisionali,” e poi tanti pii intendimenti.

Di che sta parlando il nostro? ....

Ultimo aggiornamento (Venerdì 27 Gennaio 2012 07:02)

 

PostHeaderIcon PROMEMORIA ROMA 10/01/2012

icon PROMEMORIA ROMA 10012012 (1.22 MB)

 

PostHeaderIcon Monitoraggio falde di novembre 2011, continua lo stillicidio degli sforamenti con molti pozzi vuoti.

http://www.arpab.it/fenice/public/Riepilogo_Fenice_novembre2011.pdf

4 pozzi su 5 sono vuoti: ci si chiede se questi monitoraggi possono essere validi!

In una delle ultime conferenze di servizio si era esplicitamente chiesto a Fenice-.EDF di ridurre il tiraggio forzato dalla barriera idrica proprio per evitare che i pozzi di monitoraggio si svuotassero rendendo non valide le misurazioni.

Invece le ultime tabelle di novembre dicono che su 9 pozzi circa la metà sono vuoti.

Ma in queste condizioni può essere ritenuto valido il monitoraggio effettuato?

In ogni caso, nei pozzi dove è stato possibile il prelievo, risulta che il Manganese è presente in quantità maggiore rispetto al mese di settembre.

Ci si chiede a questo punto a cosa servono quelle indicazioni in rosso? A che serve una legge che stabilisce dei limiti puntualmente ed abbondantemente superati? A che servono conferenze di servizi, tavoli tecnici, commissioni di inchiesta, se ogni due mesi c’è la conferma di un inquinamento che continua ininterrottamente da oltre 10 anni?

In questo scenario sono inaccettabili le continue rassicurazioni dell’ARPAB, che anziché prudenzialmente chiedere la sospensione dell’attività dell’inceneritore, analizza questi dati e ne determina il “buon andamento”, come si fa con gli indici di borsa!

Ing. Raffaele VITA, le ricordiamo che si tratta di sostanze altamente cancerogene che ancora persistono in falda!

I pareri e le dichiarazioni espresse dal suo Ente hanno un peso, “sono ritenute” fondamentali dalle istituzioni e sono state recentemente prese a riferimento anche dalla Commissione Ambiente dell’UE per affermare che è “tuttapposto”. Per questo motivo essi necessitano di grande rigore.

In merito al monitoraggio dell’aria, abbiamo preso atto che in questi anni le centraline ARPAB non hanno rilevato superamenti di PM10 e/o di altri inquinanti imputabili all’uso delle nostre automobili, delle nostre caldaie e del fumo delle nostre sigarette.

Ma sappiamo poco o nulla delle emissioni di diossine e di tutte le altre sostanze che vengono immesse nell’ambiente solo ed esclusivamente da un inceneritore. Dove sono i dati sugli accumuli  di queste sostanze nell’ambiente?

Fenice-EDF afferma di inviare puntualmente i suoi dati a tutti gli Enti, compreso ARPAB. I cittadini, nel loro pieno diritto all’informazione e partecipazione in materia ambientale, desiderano sapere se c’è qualcuno che si è preoccupato di controllarli e chiedono di avere una certificazione di questi dati da parte dell’ARPAB, con la loro pubblicazione sul sito ufficiale dell’ARPAB.

I cittadini sono ben consapevoli che l’ARPAB e l’ASP hanno una responsabilità molto importante: quella di stabilire che l’attività dell’inceneritore non sta procurando danni all’ambiente ed alle persone che ci vivono intorno.

 

Comitato “Diritto alla Salute” | C.S.P. Basilicata | Comunità Lucana NO-OIL | EHPA - Comitato per la tutela dell'Ambiente e della Salute Basilicata | GD - Giovani Democratici Vulture-Melfese-Altobradano | Matera Città Plurale | Verdi Ecologisti e Civici della Basilicata

Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Dicembre 2011 18:11)

 

PostHeaderIcon “Tavolo trasparente” ma ricco di dubbi.

Il 7 dicembre scorso abbiamo partecipato al “tavolo della trasparenza” convocato dalla Regione Basilicata e ci spiace che nei comunicati diffusi nelle ore successive, si sia dato risalto solo allo “show down dei dati”, tralasciando tutti i quesiti che abbiamo sottoposto ai convenuti senza ottenere in più di un’occasione risposte esaurienti.
La questione Fenice-EDF presenta molte criticità che purtroppo trovano terreno fertile in un quadro normativo poco chiaro e sbilanciato verso l’interesse privato piuttosto che verso quello pubblico.
Per questo riteniamo che alcuni aspetti relativi all’inquinamento e all’attività dell’inceneritore vadano approfonditi ed affrontati con ancora maggior rigore e determinazione.

Abbiamo ascoltato ancora una volta tanti “faremo”, “provvederemo”, “ci stiamo lavorando” che non ci danno tranquillità, al contrario alimentano la nostra inquietudine.
Non ci appassionano i 3, 5 o 100 milioni di euro che Fenice-EDF dovrà spendere per porre rimedio al danno all’ambiente che loro stessi hanno provocato, ammesso che questo sia possibile.

Siamo piuttosto interessati alla determinazione ed alla efficacia delle azioni concrete con cui le Istituzioni hanno intenzione di affrontare le tante questioni ancora irrisolte.
Noi vediamo il tavolo di trasparenza come una opportunità per farci ascoltare e per recepire le osservazioni dei cittadini prima che alcune decisioni vengano assunte. Se correttamente utilizzato, può davvero essere un momento di partecipazione collettiva, così come sancito dalla Convenzione di AARHUS.

Intanto sul “tavolo” abbiamo messo una serie di dubbi cui ci auguriamo vengano date risposte nell’immediato:

  • Come si fa a parlare di bonifica del sito se ancora oggi manca una mappatura della falda e non si conosce con precisione l’entità e la cartografia dell’area di contaminazione?
  • Come fa l’ARPAB a determinare il “trend in diminuzione” dell’inquinamento basandosi sui soli rilievi bimestrali?
  • Come si fa a prelevare campioni d’acqua sufficienti dai 9 pozzi spia se questi, come dice la stessa ARPAB, spesso risultano vuoti a causa del tiraggio forzato operato a monte?
  • Come fa l’ASP ad esprimere un parere positivo in sede di Conferenza di servizi se non esistono studi epidemiologici?
  • I dati dei monitoraggi forniti in questi anni da Fenice-EDF ai vari Enti, sono stati verificati e validati da qualcuno?
  • Vi sono le effettive condizioni per il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale?
  • Lo studio dell’Istituto Superiore di Sanità limitato agli anni 2002/2003/2004 e relativo al rilascio di diossine accumulate nell’ambiente, quali risultati darebbe oggi a distanza di 11 anni dall’inizio dell’attività dell’inceneritore?
  • Il nuovo comitato “altamente scientifico” opererà sulla base dei dati esistenti, ma sono sufficienti?

Ci auguriamo che tutto ciò non venga trascurato, tra l'altro, in nome di una presunta “industrializzazione spinta”, cui ha fatto riferimento il Presidente De Filippo, che dovrebbe portare immediate ricadute occupazionali ma che, nel caso specifico, sottrae posti di lavoro ad un ciclo alternativo della gestione dei rifiuti oltre a lasciare un ambiente devastato.

Piuttosto che discutere sulla “Valutazione d'Impatto Emozionale” di chi è critico verso tutto ciò, il Presidente dovrebbe mostrarsi meno impassibile a fronte dell’incertezza che ancora permane su quanto danno stia procurando l’attività dell’ inceneritore alla salute dei cittadini della zona del Vulture e reinserire l'ambiente come elemento cruciale della pianificazione territoriale.

Comitato "Diritto alla Salute" - EHPA - WWF Basilicata

 
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