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PostHeaderIcon I cretini del Vulture-Melfese (non è un nuovo partito)!

 

 

E' ufficiale, facciamo parte anche noi di questo gruppo di cittadini che ogni due mesi attende la pubblicazione dei dati monitoraggio ARPAB sui pozzi di emungimento acque presso Fenice-EDF.

Oggi, 15 gennaio 2013, non sono stati ancora pubblicati i dati di novembre 2012.

Ci hanno spiegato che hanno bisogno dei loro tempi per eseguire le analisi.

Ci è stato detto che devono essere "validati" prima di essere pubblicati.

Ma niente da fare, ogni due mesi noi poveri cretini siamo li davanti al computer a controllare il sito ARPAB fino a quando non vengano pubblicate le nuove tabelle.

Magari con la speranza che questo stillicidio - che dura ININTERROTTAMENTE dal 2000 - finisca, che la tanto decantata Messa In Sicurezza in Emergenza (MISE) faccia quello che deve fare, ossia evitare che gli inquinanti vadano a contatto con le matrici ambientali.

Aggiungiamo a tutto questo l'incapacità di gestire i rifiuti in Basilicata, tanto che si manda la monnezza "talquale" direttamente nei forni di Fenice-EDF.

Conclusione: si brucia il "talquale" in un inceneritore che inquina dal 2000...

...siamo proprio dei cretini.

 

 

PS: venerdì 18 gennaio a Potenza ci sarà la nuova udienza del processo Fenice-ARPAB.

 

PostHeaderIcon FENICE-EDF: 75mila lucani chiedono giustizia.

Pubblicato su Basilicata24 del 15/09/2012.

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Il 16 settembre dello scorso anno abbiamo sfidato il colosso, eravamo tantissimi davanti ai cancelli dell’inceneritore. Cittadini di Lavello, Melfi, Rionero, Venosa, Barile, Rapolla, Palazzo insieme ai pugliesi di Cerignola, Ortanova, Stornara, Candela abbiamo manifestato per chiedere il blocco del mostro-inquinatore. Il giorno successivo, sabato 17 settembre, il sospetto diventa certezza: l’ARPAB pubblica sul suo sito ufficiale le famose tabelle “occultate” dei monitoraggi falde acquifere.

Fenice-EDF inquina almeno dal 2002!

Prese di posizione di vari esponenti politici, indignazione, rabbia ed il presidente DE FILIPPO promette “un tavolo di trasparenza, una commissione d’inchiesta ed un tavolo di alta sorveglianza tecnico scientifica”. Dopo alcune settimane interviene la Magistratura potentina che, acquisito anche il fascicolo della Procura di Melfi, dispone gli arresti domiciliari per Vincenzo SIGILLITO (ex direttore ARPAB) e Bruno BOVE (resp. monitoraggi ARPAB). Ma ancora più sorprendente arriva a ruota la sospensione dell’attività di Fenice-EDF da parte della Provincia di Potenza. Peccato sia risultata non opportunamente motivata, tanto che il TAR Basilicata l’ha annullata permettendo a Fenice-EDF di riprendere a bruciare.

Il Comitato “Diritto alla Salute” non si è mai fermato sollecitando...

Ultimo aggiornamento (Domenica 16 Settembre 2012 05:37)

 

PostHeaderIcon Garantismo e Principio di precauzione

L’11 luglio scorso, la Gazzetta del Mezzogiorno da notizia dell’udienza preliminare del processo sul caso Fenice-EDF-Sigillito che avrà luogo il 4 ottobre prossimo.

Nella lista delle richieste di rinvio a giudizio si leggono i nomi di Salvatore LAMBIASE e Antonio SANTORO, persone che attualmente  rivestono, rispettivamente, gli incarichi di dirigente Ufficio Compatibilità ambientale della Regione Basilicata e dirigente dell’Ufficio ambiente della Provincia di Potenza.

Persone che hanno un ruolo fondamentale rispetto alle attività dell’inceneritore Fenice-EDF di San Nicola di Melfi: il primo è presidente della conferenza di servizi istituita per il rilascio dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale), il secondo è firmatario della Det. Dir. della provincia che autorizza il conferimento del rifiuto “tal-quale” proveniente dalle città di Potenza, Melfi  e Lavello verso l’inceneritore.

Persone che - secondo la Procura di Potenza – si sono rese colpevoli di omissione di atti d’ufficio poiché nel marzo 2009, a seguito della comunicazione dell’ARPAB di inquinamento delle falde acquifere, non hanno interrotto l’attività dell’inceneritore “in contrasto con le prescrizioni imposte dalla Det. Dir. Reg. n° 75F/2000/D/498 del 19 ottobre 2000 e della Det. Prov. N° 2986 del 19.10.2005” (cit. disposto d’arresto Procura di Potenza).

In questi casi, rispetto alle accuse mosse nei confronti di imputati, si suole essere “garantisti” fino al pronunciamento del giudizio.

Ma la nostra domanda è: tra gli interessi di una azienda privata (Fenice-EDF) e la salvaguardia del territorio e della salute delle comunità irreversibilmente compromessi da almeno 10 anni, quali “garanzie” di imparzialità e di rigore ci vengono offerte?

Le Istituzioni Regionali, o meglio, i presidenti De Filippo e Lacorazza ritengono giusto affidare a persone in attesa di giudizio gli iter autorizzativi di una azienda che si è dimostrata inaffidabile, arrogante, poco collaborativa e tuttora operante fuori norma?

Incomprensibile. Ancora una volta non riusciamo a capire quale sia la logica che da una parte permette ad indagati di continuare ad occuparsi di Fenice-EDF e dall’altra punisce il ten. della polizia provinciale Di Bello, reo di aver cercato di informare le comunità su un pericolo di inquinamento.

Forse sarebbe sufficiente affidare certi compiti ad altre persone, ma evidentemente c’è una interpretazione del tutto originale dei concetti di “garantismo” e di “principio di precauzione” da parte di chi governa e dirige questa regione.

 

COMITATO DIRITTO ALLA SALUTE

 

PostHeaderIcon FENICE-EDF L’AIA E IL MISE: Cosa si intende per Messa In Sicurezza in Emergenza?

Secondo il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata vi sono due presupposti per il rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale): che l'impianto abbia smesso di inquinare e che il sito sia stato “messo in sicurezza”.

Quale certezza abbiamo che l'impianto non inquini più, che tutte le perdite siano state individuate e risolte? Purtroppo solo le dichiarazioni della stessa società Fenice! Magari se si realizzasse un doppio fondo di impermeabilizzazione del sito, come chiesto dal Sindaco di Melfi, potremmo convincerci. Ma a questa richiesta Fenice avrebbe già detto di no.

Parliamo della “messa in sicurezza”.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 26 Luglio 2012 07:56)

 

PostHeaderIcon Vivere in prossimità di un inceneritore non fa male, anzi dobbiamo ringraziare Fenice-EDF!

Sono queste le conclusioni dell’Istituto Superiore di Sanità, voce “autorevole” e “indiscutibile” tra le istituzioni nazionali, relative ad uno studio sulla mortalità condotto per le zone di Lavello e Melfi. Parere autorevole ed indiscutibile come quello espresso qualche mese fa dal dirigente ASP di Venosa. Parere autorevole ed indiscutibile come quello espresso dall’altisonante Istituto “Mario Negri” di Milano in una nota presentata per conto di Fenice innanzi al TAR di Basilicata.

Pareri autorevoli ed indiscutibili che giungono al medesimo risultato: “l’inceneritore non fa male” e tutti accomunati dalla “mancanza” di uno studio che dimostri la relazione tra l’inquinamento prodotto dall’inceneritore e le patologie.

Ma allora ci chiediamo:

 
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